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Parlamento

novembre 11, 2014
 

#finanziAriabuona: ecco la “legge di stabilità” del MoVimento 5 Stelle!

Spesa sociale perché “nessuno deve restare indietro”, ma soprattutto investimenti produttivi per far ripartire l’economia e creare nuovi posti di lavoro: questa è la nostra #finanziAriabuona.

Mentre il governo fa inginocchiare il Paese sui ceci dolorosi degli zero-virgola e si piega agli stupidi diktat contabili dell’euro, il M5S dice no a una legge di Stabilità zeppa di nuove tasse (evidenti e occulte) e lancia una visione alternativa della politica economica che serve al Paese.

Così è nata la #finanziAriabuona, la prima legge di Stabilità da almeno un ventennio a questa parte che frantuma i totem del consolidamento fiscale per rovesciare la prospettiva: non più riduzione delle uscite (che poi significa abbattimento della spesa buona per investimenti e compressione dei diritti) che finisce per deprimere la produzione di ricchezza, ma piuttosto un taglio degli sprechi per rilanciare i settori del futuro e dare diritti a chi li sta perdendo.

Con la #finanziAriabuona stop all’autolesionismo di bilancio imposto dalla moneta unica. Il M5S tira via il tappeto rosso steso da tanti, troppi governi sotto i piedi dell’euro-burocrazia guidata dalla Germania.

La crisi impone di sforare il parametro stupido e anacronistico del 3% sul deficit/Pil, perché il benessere degli italiani è più importante di una soglia decisa negli anni ’80 da un sconosciuto funzionario del governo di François Mitterand.

La #finanziAriabuona distrugge i feticci del pareggio di bilancio strutturale e della riduzione del debito a prescindere. Sostituisce gli inutili 80 euro con il Reddito di cittadinanza che dà dignità ai disoccupati e garanzie il reinserimento nel mercato occupazionale. Abolisce la riforma delle pensioni Fornero che blocca l’ingresso di molti giovani nel mondo del lavoro. Sblocca investimenti per la manutenzione del territorio massacrato dai cataclismi naturali. Potenzia il trasporto locale, taglia 2 miliardi di spese militari in favore di quelle sociali, taglia le missioni armate all’estero per 350 milioni, rafforza la cooperazione allo sviluppo.

Poi la #finanziAriabuona toglie l’Irap alle Pmi (mentre il governo favorisce le grandi aziende), riduce le tasse universitarie, difende il vero made in Italy e le giovani partite Iva, chiede l’Imu alle piattaforme petrolifere e taglia le inutili auto di servizio degli enti sanitari.
Tanta spesa buona, insomma, che porta il nostro deficit/Pil al 4,4%, esattamente il livello della Francia che difende gelosamente la propria sovranità di bilancio e se ne infischia dei diktat della Merkel.

La procedura di infrazione Ue? Nessuno ha mai applicato sanzioni a chi ha sforato, come i francesi e la stessa Germania oltre dieci anni fa. E nessuno, vedrete, punirà oggi Parigi. Anche i mercati finanziari, peraltro, guardano ormai più alla produzione di ricchezza che al contenimento del deficit/debito.

Dunque, perché dovremmo temere qualcosa? Prendiamo il coraggio a due mani!
La #finanziAriabuona è, in questo senso, una manovra di tipo francese, perché prende esempio dai cugini d’Oltralpe nell’obiettivo di riguadagnare l’orgoglio nazionale perduto, di riprendersi la libertà di spesa per il welfare giusto e per gli investimenti produttivi. E detta la linea (rivoluzionaria) a un’Europa anemica, in cui mancano 500 miliardi di investimenti dal periodo pre-crisi.

La #finanziAriabuona dice no a un continente guidato da Juncker, il lussemburghese amico degli evasori transnazionali. Dice no all’austerity della moneta unica. Dice no alla dittatura dello spread. Dice sì agli italiani che vogliono riprendere in mano il loro destino.

E la #finanziAriabuona è anche uno dei nostri ormai molti “eventi storici”: per la prima volta una forza di opposizione presenta una legge finanziaria, per la prima volta lo fa il MoVimento 5 Stelle che di nuovo non ha paura di confrontarsi con le tematiche più spinose dell’attività di governo.

Pensate allora se al governo ci fossimo noi…





 
 

 

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